Archivio mensile:dicembre 2017

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Itinerari montani: Piazza Fiera e Piazza Cesare Battisti a Trento

Continua il nostro viaggio nelle Dolomiti e questa volta vi facciamo scoprire il fascino di luoghi che, specie nel periodo natalizio, si arricchiscono di magia: Piazza Fiera e Piazza Cesare Battisti a Trento. E’qui che ormai da anni si svolge una delle manifestazioni fieristiche a più alto tasso di affluenza, I mercatini di Natale. Quest’anno, già a partire da metà novembre la Piazza si è vestita a festa ed è pronta ad accogliere le migliaia di turisti che hanno scelto le Dolomiti come meta delle vacanze natalizie.
Oltre 90 le caratteristiche casette di legno che ospitano una vasta gamma di prodotti artigianali, quali addobbi, candele, presepi, quadri con fiori pressati,e ovviamente, largo spazio è dedicato anche a quelli che chiamano “I Sapori del Mercatino”, un vero e proprio polo enogastronomico dove degustare specialità dolci e salate sia trentine che tirolesi, come il Tortel de patate, i Cevap della Valle dei Mocheni, i canederli e la piccola pasticceria, da accompagnare con una buona cioccolata calda, con vin brulè o con il gustoso Parampampoli. Trento è da sempre considerata “la prima città italiana oltre il Brennero”, un crocevia culturale, vista la posizione strategica, che ha reso il territorio ancora più ricco di commistioni che ben si percepiscono nei tradizionali mercatini di Natale. In particolare, questa edizione intende porre l’accento sulle tematiche ambientali sostenendo le proposte “green” e il Mercatino di Natale di Trento ha voluto ampliare le iniziative dedicate alla sostenibilità e lanciare così un messaggio ai visitatori diffondendo buone pratiche per la tutela dell’ambiente. Il Mercatino di Natale di Trento ha ricevuto la certificazione “100% energia pulita” da Dolomiti Energia: per gli acquisti vengono utilizzate shopper di carta frutta, le mappe del Mercatino distribuite ai visitatori sono realizzate con carta di riciclo e segnalano anche la presenza degli “Eco Point” dove smaltire i rifiuti, l’energia elettrica utilizzata per l’evento è prodotta da fonte rinnovabile, vengono utilizzati piatti di pane e viene incentivata la mobilità sostenibile.

Gli orari:
18 novembre 2017 al 6 gennaio 2018, dalle 10 alle 19.30.
Chiuso il giorno di Natale.
Il 26 dicembre 2017 e il 1 gennaio 2018 aperto dalle 12.00 alle 19.30.

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Itinerari montani: un viaggio sulle Dolomiti a portata di auto

“Quale miglior campo d’azione può esservi che la montagna? L’asprezza della natura e la potenza della lotta continua sono presenti in ogni particolare: dal cirro sfilacciato alla roccia compatta; dagli spigoli smussati dei sassi ai pini ritorti; dalla frana alla valanga, tutto, insomma, un complesso di elementi che testimoniano quali forze usano scontrarsi.” Sono queste le parole che lo scrittore Roberto Gervasutti usa per descrivere la montagna. Un luogo spesso impervio, burbero, che tanto affascina quanto intimorisce. Le Dolomiti ad esempio sono una zona montuosa piuttosto vasta, composta da innumerevoli gruppi e sottogruppi. “La più bella opera architettonica del mondo”, cosi come anche Le Corbusier le definì, sono dal 2009 Patrimonio dell’Umanità. Oltre a essere una riserva naturale infinitamente variegata, nelle loro rocce è scritta la storia geologica della terra, fin da quando costituivano un arcipelago. Là, dove milioni di anni fa il mare le lambiva, oggi sono immerse nei territori del Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia.La domanda che il turista non troppo agguerrito spesso si pone, è la seguente: dove andare esattamente per poter vedere queste vette dai punti di osservazione migliori? Dove è possibile godere delle inquadrature più spettacolari senza dover troppo camminare, muovendosi prevalentemente in auto? Qualche consiglio dunque per avere le viste migliori a portata di auto.

La regina delle Dolomiti: la Marmolada

Con i suoi 3.342 mt, situata tra le provincie di Trento e di Belluno, di tutte le Dolomiti è la più alta. Gli altri gruppi montuosi le fanno da corona e lo spettacolo si ammira dalla sua vetta con una vista a 360°.La Via ferrata della Marmolada è un classico itinerario che, in estate, consente di raggiungere la vetta senza troppe difficoltà. Raggiungibile comodamente sia dal versante sud dalla val Ombretta (dove come punto d’appoggio si può usufruire del rifugio Onorio Falier), oppure dalla Valle del Contrin (dove sorge l’omonimo rifugio), che dal versante nord (dal lago Fedaia), parte dalla Forcella Marmolada, consente l’ascesa ai 3.342 metri della cima in circa 5 ore. La parete meridionale della Marmolada è una delle più maestose delle Dolomiti. La via normale a Punta Penia parte direttamente da Pian dei Fiacconi, attraversa il ghiacciaio fin sotto una rampa rocciosa che supera (I UIAA) fino alla cresta sommitale. Qualche crepaccio lungo il tratto ghiacciato. La Punta Rocca si raggiunge in pochi minuti dalla funivia e la traversata da questa a Punta Penia è un itinerario con difficoltà di III UIAA e passaggi in roccia molto spesso ghiacciati.

Le tre Cime di Lavaredo: icona delle Dolomiti

Annoverate spesso nelle classifiche delle montagne più belle del mondo, le cime di dolomia sono tre enormi blocchi rocciosi, di forma regolare, isolati, disposti in modo simmetrico. Sulle loro creste passa il confine tra la provincia di Belluno e di Bolzano. Le Tre Cime di Lavaredo assomigliano vagamente a tre dita, che puntano verso il cielo compatte, armonicamente allineate, apprezzate dagli estimatori per forme e colori. La parete settentrionale segna esattamente il confine con il territorio di competenza del comune di Dobbiaco. Le Tre Cime di Lavaredo sono da tempo immemore nel territorio di Auronzo di Cadore in provincia di Belluno in Veneto e dal 1752 il confine corre precisamente lungo la parete nord delle cime. Il gruppo è attraversato dall’alta via n. 4, detta di Grohmann.

Pale di San Martino e l’Altopiano lunare

Costellate da guglie, picchi e spigoli, le vette di queste montagne celano un vasto altopiano roccioso, che si apre, raggiunte le creste, in un metafisico paesaggio lunare. Il massiccio occupa un territorio molto vasto, diviso tra la provincia di Belluno e di Trento. Le Pale di San Martino (dette anche “Gruppo delle Pale”) sono il più esteso gruppo delle Dolomiti, con circa 240 km² di estensione, situate a cavallo tra il Trentino orientale e la provincia di Belluno, in Veneto. Si estendono nella zona compresa tra il Primiero (valli del Cismon, del Canali, val Travignolo), la Valle del Biois (Falcade, Canale d’Agordo) e l’Agordino. Le Pale sono costituite anch’esse da dolomia, roccia sedimentaria formata da doppio carbonato di calcio e magnesio, scoperta dal marchese Déodat de Dolomieu nel 1788. L’altopiano delle Pale, situato nel settore centrale del gruppo, si estende per uno spazio di circa 50 km² e costituisce un enorme tavolato vuoto, roccioso e quasi lunare che oscilla tra i 2500 e i 2800 m s.l.m. Secondo alcune fonti esso avrebbe ispirato lo scrittore bellunese Dino Buzzati (grande amante delle vette della catena) nell’ambientazione del suo romanzo Il Deserto dei Tartaii. La parte delle Pale che si estende in Trentino è interamente compresa nel Parco naturale Paneveggio – Pale di San Martino.

Monte Pelmo: il trono di Dio

La leggenda vuole che qui Dio stesso si sia seduto per rimirare le Dolomiti appena completata la loro creazione. Per la sua riconoscibile forma gli abitanti locali gli hanno affettuosamente affibbiato l’appellativo di “Caregon del Padreterno”. Il monte Pelmo è noto anche dal punto di vista paleontologico: ai piedi del Pelmetto, a quota 2.050 m, non lontano dal rifugio Staulanza, è stato rinvenuto dal ricercatore Vittorino Cazzetta di Pescul un masso con impronte di dinosauri. Un calco del masso con le tracce è visibile nel museo civico di Selva di Cadore intitolato a Cazzetta e nello stesso museo è anche possibile vedere lo scheletro di un cacciatore del mesolitico, scoperto dallo stesso Cazzetta sull’alpe di Mondeval, fra il Pelmo e i Lastoi de Formin. Secondo una leggenda della val di Zoldo un tempo il Pelmo aveva un aspetto ben diverso dall’attuale: era una montagna verdeggiante e sulla sua sommità, dove oggi si trova il circo glaciale, vi era addirittura un vasto pascolo frequentato dai pastori. In seguito un evento catastrofico fece franare la montagna, scoprendo la nuda roccia e dandole l’imponente aspetto che ha tutt’oggi. Il racconto sembrerebbe avere un fondo di verità: sono stati individuati due ampi scoscendimenti, ora per lo più nascosti dalla vegetazione, che fanno pensare ad una grandiosa frana; questa avrebbe bloccato il corso del Maè, formando un grande lago che, prosciugatosi, scoprì la piana dove oggi sorge Mareson, frazione di Zoldo Alto.Un’altra popolare leggenda locale narra che il Padreterno, dopo aver creato l’Antelao, le Marmarole, il Sorapiss, il Cristallo, le Tofane e le altre cime del Cadore, stanco creò il Pelmo per potersi riposare. Di quí il nomignolo in veneto “Caregón de ‘l Padreterno”.

Lo Sciliar, il “logo” dell’Alto Adige

Opera del Diavolo invece è lo Sciliar: la sua fisionomia cambia aspetto a seconda del lato da cui si osserva. Proprio la prospettiva che assume guardandolo dalla conca di Bolzano è divenuta l’emblema dell’Alto Adige. Situato al centro del parco naturale dello Sciliar, conta diversi accessi dalla val di Tires, da Siusi e da Fiè allo Sciliar e, soprattutto, dall’alpe di Siusi. Sul pianoro sommitale sorge, a 2457 metri d’altezza, il rifugio Bolzano. I limiti geografici sono, in senso orario, la valle Isarco, la forcella Denti di Terra Rossa, il passo Alpe di Tires e la val di Tires. L’archeologia recentemente è riuscita a stabilire, grazie a ricerche mirate e analisi dei pollini, che il vasto altipiano della montagna è già stata utilizzato in modo estensivo nell’Età del bronzo, sia per funzioni di culto sia per il pascolo d’alta montagna.