Archivio mensile:aprile 2017

Giro-in-rosa-2017

Giro della Campania in Rosa: una 4 giorni di ciclismo e paesaggi

E’ in programma dal 4 al 7 maggio la terza edizione del Giro della Campania in Rosa, la più importante manifestazione di ciclismo femminile che coniuga lo sport alle bellezze del territorio. Nata da un’idea della Biesse Promotion, associazione sportiva dilettantistica affiliata alla FCI ed iscritta al Coni con sede ad Arzano, e dall’esperienza e dall’amore ereditato dal padre del Patron Salvatore Belardo, l’evento open permette alle atlete di categoria inferiore di partecipare e farsi conoscere dal pubblico e da esperti sportivi. E’ infatti a partire dal Giro della Campania in rosa che atlete del calibro di Bastianelli, Stricker, Valsecchi, Consonni, Morzenti, Balsamo e Cavalli hanno conosciuto le luci della ribalta con successi su strada e su pista che hanno entusiasmato il pubblico. Ad esaltare questa terza edizione, ci saranno anche squadre straniere e del Nord Europa, sintomo dunque del fatto che la corsa è uno sport che affascina ed è in continua espansione. Il Giro della Campania in Rosa ha acceso l’ardore su tutto il territorio nazionale e questa terza edizione parte con un nuovo slancio verso traguardi ambiziosi, in termini di partecipazione, consensi e successi. Successi che continua ad ottenere anche il contesto territoriale nel quale il Giro Rosa della Campania si sviluppa. Oltre ad essere un’ampia vetrina sportiva infatti, la manifestazione open si pone anche come risorsa per la valorizzazione paesaggistica, culturale ed enogastronomica Campana. Una nuova ed entusiasmante sfida dunque per tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questa edizione, in particolare per le atlete che gareggeranno sui differenti circuiti. A loro sono dedicate le 4 maglie che vestiranno la vincitrice, una per categoria, tra un lotto partenti di grande livello: generale elite, miglior giovane, miglior scalatrice e miglior sprinter.

Il Programma: Si parte ufficialmente il 4 maggio dalle 15 da San Giorgio del Sannio nel beneventano, in Via Mario Lanzotti dove è stato allestito il quartier tappa per la verifica delle licenze. Dopo una riunione tecnica prevista intorno alle 18 presso l’Auditorium Comunale, alle 19.30 verrà presentato il Team e dalle 20.30 si assisterà alla prima partenza ufficiale. A questa seguirà poi lo start di tutte le altre una ad una, a distanza di un minuto l’una dall’altra.
Il 5 maggio sarà invece il giorno del circuito più impegnativo: dopo il ritrovo previsto al McArthur Glen La Reggia Outlet di marcianise, main sponsor dell’evento, si parte intorno alle 13.45 alla volta di Via Caracciolo-Rotonda Diaz a Napoli, dove l’arrivo è previsto intorno alle 15.30 e le atlete saranno accolte nella splendida cornice del Golfo di Napoli.

Si continua il 6 maggio a San Nicola La Strada, dalle 12.30 con ritrovo e presentazione in Piazza Municipio. Alle 14 parte la sfida da piazza Parrocchia, che si svilupperà su 4 circuiti brevi di 7,2 km cadauno ed uno finale di 57 km che riporterà al punto di partenza.
Giornata conclusiva il 7 maggio a Caivano con ritrovo per presentazione e firma a partire dalle 8.00 e partenza ufficiale alle 10.00 da Corso Umberto I. Arrivo previsto sotto l’arco alle 12 circa a cui seguirà la premiazione finale sul podio ivi allestito e la vestizione delle maglie sul palco in prossimità dell’arrivo.

Ciclismo, sacrificio, volontà di esaltare le eccellenze del territorio. Sono questi i valori che hanno spinto, tra gli altri, B-Rent a credere per il secondo anno consecutivo nel progetto, investendo nello stesso. Non è una mera questione di pubblicità o di sponsorizzazione del marchio. B-Rent ha creduto nella condivisione e nell’esaltazione delle risorse, memore e consapevole dell’importanza dell’arrivo, certo, e della partenza. Ma anche e soprattutto del peso e del sacrificio del viaggio.

mobilita

Elettrica e condivisa: il futuro dell’auto

Nel mondo circolano attualmente tra 1,5 e 2 miliardi di automobili ed è difficile negare che questa abbondanza comporti dei seri danni per le città, soprattutto nelle metropoli. Una questione rilevante è ovviamente l’inquinamento dell’aria, che provoca una mortalità da cinque a dieci volte superiore rispetto agli incidenti stradali, ma se ne parla di meno. Il costo per risolvere a livello mondiale i problemi di salute causati dal traffico automobilistico è di circa 800 miliardi di euro. Ma non è tutto. Lo stesso traffico automobilistico ha un costo: secondo il capo dell’istituto Inrix, specializzato nello studio dei trasporti, il traffico, ad esempio, negli Stati Uniti priva l’economia mondiale di 280 miliardi di euro di Pil, questo significa che più dell’1,5 per cento della ricchezza prodotta va in fumo a causa del tempo perso nel traffico e stimando il consumo eccessivo di carburante in questa situazione tipo. Inoltre, c’è la semplice razionalità. Secondo uno studio di Le Monde, a Parigi il 13 per cento degli spostamenti avviene con mezzi motorizzati, ma occupa il 50 per cento della rete stradale. La mobilità è un tema molto caro agli anche agli italiani, ed è dunque più che mai capire quali sono i passi necessari per favorire la transizione verso un sistema dei trasporti più rispettoso delle esigenze dei cittadini e dell’ambiente.

In realtà non stiamo assistendo affatto al tramonto lento e dolce dell’automobile che, dichiarata moribonda quindici anni fa, è al meglio della sua forma, gonfiata dal vento dei Suv, e per di più anche l’automobile ha fatto la sua rivoluzione tecnologica. Sempre più elettrica, autonoma e connessa, è pronta ad adattarsi a questa nuova realtà.

La sostenibilità coniugata con la libertà è la nuova parola d’ordine. La prima buona notizia in questo senso è l’affermazione ormai irreversibile delle nuove modalità di utilizzo delle auto diverse dalla proprietà. Ciò significa che la mobilità individuale, a percorso libero, si è ormai separata dal possesso dello strumento della mobilità. Oltre a una questione di praticità (la distribuzione delle persone e delle attività sul territorio sta rapidamente rendendo obsoleto il trasporto collettivo se non come tassello di una mobilità complessiva e centrata sull’individuo), è anche una questione di libertà. Il primo tassello legislativo in questo senso sarà quello della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto di riqualificazione elettrica dei veicoli già circolanti, un’innovazione che permetterà all’Italia di essere il primo paese in Europa a intraprendere una strada così coraggiosa per la mobilità sostenibile di persone e merci. Tradotto? Il cosiddetto retrofit (la trasformazione in elettrici di veicoli con motore endotermico) diverrà finalmente possibile su auto, veicoli commerciali sino a 7,5 tonnellate e autobus.

La seconda buona notizia sul fronte auto riguarda la sicurezza: dal 2018 tutte le nuove auto immatricolate saranno infatti dotate obbligatoriamente dell’ eCall, il sistema di chiamata di emergenza automatica in caso di incidente, un sistema che renderà i viaggi in auto più sicuri. Guida predittiva dunque, che già oggi può rendere un viaggio più rilassante e sicuro, e della sua prossima declinazione, la guida autonoma, quella che (si dice) già entro il 2020 renderà un viaggio in auto simile a un trasferimento in aereo: si potrà stare sdraiati, leggere un libro o guardare un film, senza la necessità di tenere il volante o guardare la strada. Anche al tema caldo della sicurezza viene applicata la tecnologia, per altro già disponibile su molte auto (radar, telecamere a infrarossi, sensori di stanchezza etc). Nei prossimi cinque-dieci anni dunque potremmo vedere addirittura le case automobilistiche trasformarsi da “semplici” costruttori a fornitori di servizi di mobilità, una mossa “smart” ma anche necessaria per intercettare le necessità e le richieste delle nuove generazioni di utenti, sempre più lontani dall’auto di proprietà, sempre più vicini all’auto connessa e condivisa. L’altra attività che infatti potrebbe estendere a macchia d’olio il futuro radioso dell’auto è la condivisione: una macchina accessibile collettivamente, non più posseduta ma utilizzabile di tanto in tanto. Le aziende interessate sperimentano: vengono dal settore del noleggio auto, come la statunitense Zipcar o Ubeeqo, che si sono associate al piano trasporti del comune di Parigi. Ma è un settore che interessa anche i costruttori di automobili. Le aziende tedesche sono all’avanguardia. La Mercedes propone Car2go e prevede d’investire due miliardi di euro nella mobilità entro il 2020. La Bmw annuncia 825mila abbonati in Europa al suo servizio DriveNow, “un’attività redditizia” secondo l’industria di Monaco. Nissan propone da febbraio l’offerta Get&Go, che consiste nel comprare una Micra in multiproprietà.

Il car sharing cresce, cresce, cresce… Almeno nelle grandi città, dove sta rapidamente passando da numeri di nicchia a realtà di massa. L’ ICS, l’associazione che raccoglie i servizi di sharing a partecipazione pubblica, ha presentato uno studio che fotografa un settore in grande sviluppo: a fine anno, gli utenti di car sharing in Italia supereranno la soglia dei 600.000. A oggi sono circa 6.000, fra auto e quadricicli (questi ultimi tutti elettrici) i mezzi a disposizione di chi, al possesso dell’auto, preferisce la condivisione; per capire la portata evolutiva, due anni fa le auto disponibili erano 700. Certo, l’offerta e gli utenti sono concentrati nelle aree urbane maggiori: Milano, Roma, Torino e Firenze. E a farla da leone è sempre la Lombardia con il 50 per cento dei veicoli in sharing. Di sicuro serve una maggiore offerta, anche se gli operatori si stanno sforzando di offrire servizi sempre più differenziati. Piace la formula del free-floating, detto anche one-way (ossia, ritiro e rilascio del veicolo senza punto di raccolta) che domina con l’85 per cento dei veicoli offerti rispetto al modello a prenotazione (con punto di raccolta). Servono più operatori privati, in modo da stimolare la diversificazione e la qualità dell’offerta.